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Intervista a Victoria Stilwell

Scopriamo insieme come avviene la preparazione dei cani
che svolgono mestieri straordinari, come ad esempio la Pet Therapy!

Leggi e ascolta l’intervista a Victoria Stilwell realizzata durante il seminario “Positively: come educare il tuo cane con successo” in occasione dei 10 anni della nostra Associazione. Scoprirai contenuti di rilievo e innovativi nell’ambito dell’educazione cinofila e dello specifico percorso di preparazione dei cani che lavorano in ambiti particolari e socialmente utili.

Tutte le settimane pubblicheremo le risposte di Victoria alle domande fatte dai partecipanti all’evento: per non perderne neanche una, iscriviti alla nostra newsletter oppure seguici su Facebook e Instagram!

 

Domanda n. 1

Nell’ambito della Pet Therapy e delle attività per fini sociali, qual è l’età giusta del cane per iniziare la sua preparazione e la tipologia di training più adeguato?

Ascolta la risposta

Credo che sia importante concentrarsi su tutti i cani, non solo quelli da assistenza o da terapia. Tutti i cani vengono addestrati e cresciuti con la stessa filosofia.

È chiaro che l’addestramento per i cani da assistenza sarà diverso da quello dei cani che faranno anche lavori diversi. Però il principio base dell’addestramento e della socializzazione è che deve iniziare nel momento in cui il cucciolo viene preso in mano e accudito, proprio dal momento della nascita.
I cuccioli che vengono accuditi in maniera appropriata dal momento della nascita e che crescono in ambienti in cui trovano sempre stimoli nuovi che li arricchiscono, avranno dei cervelli più sviluppati rispetto a quei cuccioli che al contrario vengono allevati e cresciuti in ambienti in cui non c’è nessun tipo di arricchimento, come ad esempio nelle famose Puppy Mills.
Le Puppy Mills sono degli allevamenti molto grandi ed estesi, delle fabbriche in cui i cani vengono allevati in maniera intensiva. I cuccioli vengono venduti nei negozi di animali e su internet. Non c’è nessun tipo di cura e di attenzione alla felicità e alla salute del cane: sono solo un bene di scambio, solo per soldi.
I cuccioli provenienti da questo tipo di ambiente crescono nelle gabbie e quindi hanno meno possibilità di fare esperienza nel mondo che li circonda. I loro genitori, stanno tutta la vita nelle gabbie, senza mai uscire, finché non termina il periodo in cui servono e poi vengono semplicemente soppressi.

Quando invece i cuccioli vengono cresciuti e allevati in un ambiente stimolante la situazione è completamente diversa. I loro cervelli si sviluppano in maniera molto più articolata, a livello cerebrale si creano tutte le sinapsi e le connessioni perché i cani hanno più esperienze da un punto di vista sociale.
Tra le 8 e le 12 settimane è il periodo in cui i cuccioli sono più sensibili e più ricettivi.
Dalle 12 alle 16 settimane invece, è il periodo in cui l’animale deve iniziare a socializzare, con le persone e con l’ambiente. Questo fattore è però differente da razza a razza. I pastori tedeschi ad esempio hanno una finestra di socializzazione molto più breve rispetto ad un labrador.
E quindi è davvero molto importante non sopraffare il cane ed è altrettanto importante dare una possibilità appropriata di socializzazione: persone diverse, ambienti diversi, situazioni diverse. Ovviamente sempre con un atteggiamento positivo!

 

 

Domanda n. 2

In questi giorni di seminario abbiamo parlato degli elevati livelli di stress dei cani che svolgono mestieri socialmente utili. È successo ad una persona qui presente che, tornando nel centro di addestramento in cui il suo cane guida era stato preparato, questo defecasse nel posto in cui era cresciuto, proprio vicino ai box. La sua proprietaria sottolinea che si tratta di comportamento mai osservato in casa o in altre situazioni affini. Victoria, quale può essere la motivazione secondo te?

Ascolta la risposta

Sicuramente c’è da dire che ogni cane è diverso. Ogni cane affronta le situazioni e reagisce a queste in modo diverso. Magari questo cane semplicemente non si era sentito bene oppure aveva passato un paio di giorni non buoni. Parlando di cani guida, c’è da considerare che il loro addestramento è abbastanza intenso e pesante. Dal mio punto di vista, è proprio l’addestramento più difficile da far apprendere ai cani, perché hanno addosso molte responsabilità rispetto alla sicurezza della persona. Nella nostra serie tv “Dogs with extraordinary jobs” abbiamo lavorato con i cani guida che affiancavano persone ovviamente bisognose, alcune delle quali che camminavano altre che persino correvano e questo richiede un’altra serie infinita di abilità da parte del cane. La pressione di un addestramento intenso, la pressione di voler raggiungere l’obiettivo, di aver successo e soprattutto di non ricevere una punizione, sicuramente è una causa molto forte di stress.
Ci sono tanti cani da assistenza che hanno anche bisogno di passare del tempo da cani e basta! Ed è proprio su questo che tante organizzazioni sbagliano e di conseguenza hanno dei tassi di successo molto bassi: l’addestramento è troppo intenso, c’è troppa pressione per l’animale.
Negli Stati Uniti, a Philadelphia per la precisione, abbiamo visitato una scuola per cani guida dove hanno dei tassi di successo molto alti perché fanno le cose nella maniera giusta. Utilizzano l’addestramento positivo e soprattutto incoraggiano i cuccioli fin da subito. Hanno una stanza dei giochi molto grande e tutti i cuccioli fanno vari i tipi di esperienze: vanno su vanno giù, sperimentano diversi materiali, diversi terreni, diversi giochi e diversi percorsi. Hanno dei giochi appesi al soffitto, proprio come i bambini che quando sono nel lettino hanno quei giochini che girano, che suonano e che attirano la loro attenzione. Per i cani è lo stesso. Non c’è la musica però sono dei giochi che stimolano i cani guida a guardare verso l’alto. Ricordatevi, è importante che i cani guardino verso l’alto perché devono assicurarsi che la persona che stanno assistendo non sbatta la testa. Mettiamo proprio questi giochi appesi che stanno lì per attirare la loro attenzione e per abituarli a guardare verso l’alto e soprattutto per incoraggiarli ad essere pienamente consapevoli dell’ambiente in cui sono inseriti, fin da subito. Lo stress è certamente tenuto sotto controllo per tutto il tempo dell’addestramento: tutti i parametri vitali del cane sono misurati, come ad esempio la frequenza cardiaca del cane. Quando indossano questo dispositivo per valutare i paramenti fisiologici ed i livelli di stress, i cani vengono testati in una stanza dove ci sono diversi oggetti che potrebbero spaventarli e stressarli in maniera diversa. Dai livelli di stress dei cani in questa situazione si riesce a capire se il cucciolo può diventare un cane guida o da assistenza o se magari è meglio dirottarlo su un altro tipo di carriera. È questa la cosa fondamentale per capire!

 

Domanda n. 3

C’è un momento giusto per il cane per essere addestrato a fare dei lavori particolari? Si può prendere un cane qualunque e partire da lì?

Ascolta la risposta

Sì! Si può partire con un cane adulto per formarlo ad un lavoro da assistenza come i cani per la ricerca di persone disperse o che lavorano in aeroporto identificando prodotti illegali, (frutta, verdura, carne, latte, prodotti caseari). La maggior parte dei cani che fanno questo lavoro sono cani salvati, trovati in un rifugio.
Nella nostra organizzazione invece li alleviamo fin da cuccioli. Il successo del cane in questo caso aumenta. Ma assolutamente, fintanto che il cane è in grado, sta bene, è sicuro e si diverte tutti i momenti sono giusti per partire con la preparazione!

 

Domanda n. 4

Daniela Cardillo, dog trainer italiana che prepara per cani da assistenza per persone con il diabete, racconta che nella sua esperienza i cani che vengono utilizzati e preparati sono quelli di casa. Da cane a cane i tempi del training variano. Si domanda se c’è una differenza nella performance dei cani preparati in questo modo con quelli allevati e preparati in un centro e se poi arrivano tutti allo stesso livello di affidabilità e preparazione.

Ascolta la risposta

Ogni cane è diverso e noi ci accorgiamo sempre delle differenze. Anche nei cani che vengono allevati nello stesso modo, esattamente con le stesse procedure, è tutto diverso. In generale però possiamo dire che per i nostri cani il momento perfetto è tra i 18 mesi e i due anni: quello è il momento in cui sono più ricettivi!
I programmi sono diversi quando i cani crescono nel canile del centro di addestramento e poi vengono gestiti da figure diverse, vengono portati nei negozi, nei supermercati, a fare esperienze diverse fin dalla più tenera età, a volte anche prima delle vaccinazioni. Vengono socializzati all’ambiente già da cuccioli. A volte vengono introdotti in una casa per una settimana, giusto per abituarsi, successivamente tornano nel canile del centro di addestramento per una settimana e poi tornano nelle case. Questa procedura crea in loro una sorta di resilienza e quindi non sono legati solo ad una persona perché riescono in questo modo a creare diversi legami con persone diverse.
Questo è il modo in cui riusciamo a capire che i cani si legano in maniera molto diversa con le persone che li accolgono e sarebbe una situazione completamente diversa se invece fossero accuditi solo e sempre da una persona. Tutto ciò è sicuramente molto difficile ma loro riescono a formarsi in maniera molto più forte, sono molto più solidi e soprattutto c’è meno rischio che soffrano di sindrome dell’abbandono.

Domanda n. 5

Victoria, reputi che sia importante anche per i cani da terapia socializzare precocemente con persone diverse in aspetto, carattere, odore e situazioni così da abituarli al loro ambiente di lavoro?

Ascolta la risposta

Sì, sono d’accordo secondo me è molto importante. Secondo me la conditio sine qua non è che il cane sia felice e che stia bene, perché se il cane è troppo sensibile ad essere sballottato da un posto all’altro come ad esempio dal centro alla casa e viceversa, allora forse è il caso di interrompere. Sappiamo che ogni cane ha dei bisogni diversi, ogni cane viene trattato in maniera unica ed è e deve essere un processo molto positivo per un cane di assistenza.
Ad esempio è molto interessante vedere quanto il cane di Antonella, Soraya, abbia un legame fortissimo con Antonella. Deve avere questo legame, è necessario per prendersi cura di Antonella e della sua sicurezza, ma proprio per questo motivo è un cane molto dipendente da tutto ciò che Antonella fa. Soraya non sa bene che cosa fare a meno che Antonella non le dia delle indicazioni e anche se Antonella le dà delle indicazioni non è molto sicura nel provare. Questo succede perché lei è stata allevata ed addestrata così, ha una relazione fortissima con Antonella ma è un cane molto dipendente dalla sua persona.
Questo è fondamentale per i cani guida, però per i cani d’assistenza forse non è poi così cruciale in quanto devono essere in grado di lasciare la persona se ce ne fosse bisogno: “Vai a prendermi qualcosa, fai questo, fai quello”. Il cane deve essere disposto a staccarsi dalla persona e a farlo a prescindere da lei, anche con un minimo di indicazione. Devono essere in grado di farlo perché alcuni degli assistiti non possono parlare, alcuni non posso neanche muoversi o a muovere solo un dito.
Per questo motivo il cane deve essere ricettivo da questo punto di vista, quindi ci vuole un cane diverso per ogni diversa tipologia di lavoro.

 

 

Domanda n. 6

Ci sono delle malattie legate alle differenti professioni che svolgono i cani? Come possiamo tutelarli dalle situazioni pericolose (in particolare per le possibili malattie)?

Ascolta la risposta

Io lavoro con i cani che si occupano degli incendi e che riescono a capire se un incendio è stato doloso oppure no. Alleniamo i nostri cani, la maggior parte sono cani che sono stati salvati e a volte sono anche cani guida che hanno fatto un cambio di carriera e insegniamo loro a riconoscere l’odore di 60 liquidi infiammabili diversi. Dopo l’incendio portiamo i cani sulla scena, ovviamente quando il luogo è sicuro, e loro devono dire la differenza tra il liquido che ha dato inizio all’incendio e i liquidi o gli odori che sono presenti normalmente nelle vostre cucine, nei vostri salotti, nei vestiti, nei divani. Per esempio, se avete degli indumenti come questo ci sono degli oli dentro, c’è qualcosa che richiama il petrolio, la benzina e quindi i nostri cani sanno esattamente identificare ciò che deve essere lavato e ciò che è importante.
Questi cani vengono premiati anche in maniera particolare con delle mani che non hanno odore. C’è una sorta di lattina con una piccola goccia di liquido infiammabile, il cane arriva, sente il l’odore, segnala, cioè si siede, e poi il cane riceve la ricompensa dalla mano. È questo il modo in cui vengono premiati, non vengono mai premiati con i giocattoli o con una ciotola ma solo con le mani. Ovviamente giocano anche loro e fanno tutte le altre attività ma vengono premiati solo con le mani perché serve che questi cani restino concentrati sul lavoro, sul riconoscimento dell’odore. Riescono a coprire un luogo in cui è avvenuto l’incendio di ampie dimensioni in un quarto d’ora, quando agli investigatori servirebbero invece giorni e giorni.
Si potrebbe pensare che inalando questi liquidi infiammabili potrebbero ammalarsi di cancro o avere dei problemi al sistema respiratorio, in realtà neanche uno in 24 anni di attività ha avuto problemi con il sistema respiratorio. I labrador muoiono di cancro, succede, nella vecchiaia però non hanno mai avuto problemi al sistema respiratorio. Io trovo questa cosa molto strana in realtà.
Ogni volta che un cane da salvataggio è stato messo in una situazione d’emergenza come dopo l’11 settembre, non ha avuto nessun tipo di problema nonostante abbia annusato e lavorato continuamente in quest’area così tanto contaminata. Per contro i pompieri, la polizia e tutte le persone che hanno aiutato a Ground Zero, molti invece, sono morti di cancro troppo giovani. Più di 300 persone hanno perso la vita, persone molto giovani: è veramente una cosa sconcertante e devastante. Non solo ci sono state delle vittime per colpa dell’evento ma anche delle persone che hanno perso la loro vita per aver cercato di aiutare. Questo invece non è successo con i cani. La maggior parte dei cani che hanno lavorato durante l’11 settembre sono mancati di vecchiaia. Credo che l’ultimo, un golden retriever, sia morto l’anno scorso.
Lo stress causa la maggior parte dei disturbi allo stomaco o gastrointestinali, per i cani che sono costretti ad inibire la loro natura tutto il tempo che lavorano, ad esempio, con persone con disabilità.

 

Domanda n. 7

Quindi ogni cane che svolge una professione si espone a dei rischi e bisogna considerare i singoli rischi di ogni professione, tipo fumo o olii bruciati. Ma per tutti vale la regola del non tenere il cane sotto stress che è la cosa più importante e che dà effetti collaterali. Come possiamo fermarci al momento giusto? Penso a quelle persone che interagiscono con i cani da terapia, qual è il momento giusto per fermarsi? Quali sono i segnali che assolutamente non si possono ignorare?

Ascolta la risposta

Per quanto riguarda i cani che lavorano dopo gli incendi oppure i cani che lavorano nella polizia o i cani che rintracciano i cadaveri, ogni cane che lavora in questi ambiti sarà sottoposto necessariamente a un po’ di stress, non c’è modo di evitarlo. Sono situazioni che hanno insito lo stress e quindi la cosa importante è non costringerli, non forzarli. È necessario cercare di sviluppare una sorta di resilienza. Facciamo un esempio: Soraya non riuscirebbe a gestire questi lavori perché è un cane molto sensibile, però il labrador cioccolato Jua sì! Potrebbe invece farcela perchè ha delle caratteristiche come tutti i nostri labrador, sono molto attivi, molto vivi.
Ci sono animali molto sensibili, ci sono animali che recepiscono meno informazioni e che sono meno influenzati dall’ambiente che li circonda, quelli sono I cani che sono più propensi a lavorare dopo gli incendi per esempio. I cani invece che lavorano con la polizia devono avere un mix tra durezza, forza e sensibilità. Ma alcuni ce la fanno altri no, dipende tutto dal tipo di addestramento e quindi dalla resilienza. Fatemi però dire anche un’altra cosa, per esempio nell’addestramento si può affrontare uno scenario in cui c’è qualcuno che sta scappando su un palazzo, un criminale che ha una pistola quindi bisognerebbe mandare il cane ma non lo si manda perché se si sa che l’uomo ha la pistola, si manda la squadra s.w.a.t., si mandano i rinforzi. Se non si sa se la persona ha la pistola ma si sa che è una persona pericolosa allora alcuni potrebbero mandare il cane insieme al poliziotto e cercare di beccare il criminale sui tetti dei palazzi. Sicuramente ci si può lavorare tramite un addestramento, però il livello di stress è molto diverso nella realtà. Il criminale rilascia tantissimi odori diversi per via dell’adrenalina e per gli ormoni e quindi questo stress il cane lo percepisce. Il cane è addestrato così bene che affronta questo stress, ci passa attraverso, ma ci sono dei cani che proprio non riescono. Alcuni cani sono stati cambiati perché magari durante l’addestramento ce l’hanno fatta e poi dopo no, entrano in servizio ma al momento dell’azione non ce la fanno e questo vuol dire che il cane deve tornare indietro ed essere sostituito da un altro.
Io i cuccioli li stresso un pochino all’inizio, per abituarli proprio a questa sensazione. Questo lo faccio perché crea resilienza. Io ho una figlia di 15 anni e comunque anche lei doveva entrare in contatto con lo stress quando era giovane altrimenti poi dopo nell’età adulta non sarebbe stata pronta e faccio lo stesso con i cuccioli e questo è il modo per evitare uno stress eccessivo. Il carattere è tutto con i cani! Soraya, che fa un lavoro particolare, è adorabile, è felice, è tranquilla e molto attenta ed è un cane guida perfetto per Antonella ma altri cani che abbiamo conosciuto oggi non sarebbero assolutamente adatti a fare i cani guida. Anche Snoopy, per esempio, che saltava continuamente forse non è proprio il caso che diventi un cane guida, come me che sono per esempio un’addestratrice ma sono una pessima cuoca e va bene così.

Domanda n. 8

Riguardo al pensionamento dei cani, cos’è meglio per loro? Forse restare in una famiglia con un cane poliziotto? O cambiare famiglia?

Ascolta la risposta

Tutti i nostri cani da assistenza rimangono in famiglia. Intorno agli otto/nove anni interrompono il lavoro ma continuano ad essere parte della famiglia e arriva un altro cane. Tutti i nostri cani poliziotto quando vanno in pensione, intorno agli 8 anni, rimangono con gli addestratori, e arrivano semplicemente degli altri cani che lavorano. I cani poi convivono insieme e quindi far passare un cane che ha sempre mangiato dalle mani per 7 anni e poi farlo mangiare da una ciotola, potrebbe richiedere un po’ di tempo però i cani amano il cibo quindi si abituano non è poi una gran cosa. È molto più difficile, per contro, prendere un cane poliziotto che ha vissuto delle esperienze molto toste e farlo tornare in una casa che lo coccola che non lavora con lui, no, assolutamente troppo pericoloso. Devono andare in pensione con i loro addestratori.

 

Domanda n. 9

In Italia i cani che sono arruolati nell’esercito o che sono usati per la sicurezza sociale non vivono insieme alla loro famiglia ma vivono in luoghi appositi dove vengono poi presi e portati a lavorare come se fossero dei lavoratori dipendenti. In questo caso il cane non ha una vera e propria famiglia. Come si può gestire questa cosa?

Ascolta la risposta

Stesso discorso in Inghilterra e in America: i cani vivono in strutture e non in casa e molti di questi cani quando vanno in pensione dal servizio militare vengono venduti al dipartimento di polizia, soprattutto in America e poi lavorano sulla strada. Io ho veramente un problema con questa cosa perché molti di questi cani soffrono dell’equivalente disturbo post traumatico da stress e quindi per un addestratore è molto difficile, soprattutto per un addestratore all’inizio della carriera, è difficile lavorare con un cane che ha lavorato contro Al Qaeda in Afghanistan e lavorarci per strada.
Le persone capiscono che questi cani hanno avuto a che fare con dei criminali però questi cani hanno anche ucciso delle persone quindi la situazione è completamente diversa. Il problema è che il Governo questo non lo racconta. Questi cani sono cani che sono stati induriti dalla vita, che sono stati addestrati con i collari elettrici o con i collari con le punte. Potete mettere un collare elettrico a questi cani alla massima potenza e non sentono nulla perché hanno sviluppato una tale resistenza che è terribile pensarci, è un abuso ed è tristissimo però è così e succede lo stesso anche da noi.
Io non riesco più a lavorare con questo tipo di cani perché per me è troppo difficile.

 

Domanda n. 10

Con i cani dell’esercito che al ritorno dalle missioni di guerra manifestano i sintomi del disturbo post traumatico da stress (PTSD), può essere poi davvero molto pericoloso il rientro. Hanno vissuto una vita molto stressante, dove ogni stimolo che non conoscono può creare una reattività particolare e possono essere ipersensibili a certe situazioni, che magari hanno vissuto e che rimangono come esperienze negative nella loro memoria,

Ascolta la risposta

C’è anche tantissima pressione negli addestratori militari ma anche nel mondo della polizia. I cani devono rispondere sempre, tutte le volte, devono essere perfetti e quindi questi cani sono sottoposti a tantissima pressione e l’addestratore non lo capisce.
All’inizio di questa settimana, non ricordo bene, nella nostra comunità è morto un cane poliziotto a causa di un colpo di calore. C’erano 91 gradi Fahrenheit (32 gradi Celsius) e il cane stava rintracciando un criminale che era scappato, l’addestratore non è riuscito a identificare tutti i segnali perché voleva che il cane fosse perfetto e che non perdesse l’obiettivo e ha portato il cane allo stremo. Il cane non è riuscito a prendere il criminale ed è collassato per il calore, è morto. È questo il motivo per cui gli addestratori devono essere formati in maniera adeguata, perché l’obiettivo non deve essere solo prendilo, mordilo, riconosci le droghe o rintraccia qualcuno. Bisogna imparare a capire il cane, proprio come abbiamo fatto oggi, bisogna capire il linguaggio del corpo, bisogna saper interpretare tutto. Questo è quello che io sto cercando di fare, però è difficile, molto difficile.

 

Domanda n. 11

È molto difficile mettere in pratica le cose spiegate in questi giorni, in particolare alla possibilità di dare al cane una scelta applicato ai cani di assistenza, in questo caso. Perché loro a differenza dei cani da terapia devono svolgere una performance, devono ottenere degli obiettivi.

Ascolta la risposta

I cani da assistenza sono proprio i cani che hanno la possibilità di scelta. Tutti i nostri cani da assistenza vengono addestrati fin da subito con la regola della scelta: che gioco, che pettorina e guinzaglio, cosa vuoi mangiare; fin da subito. Non sono addestrati in nessun altro modo. Hanno solo due comandi, non sono direzionati. Imparano per emulazione. I cani da assistenza preparati così sono i migliori che abbiamo mai avuto. Quando si indirizza troppo un cane, come un cane guida, perdono l’abilità del problem solving come per esempio Soraya, l’abbiamo visto prima. Non è una cosa negativa in questo caso perché lei è un cane guida, deve fare così, ma per tutti gli altri cani è importante avere la possibilità di sviluppare il problem solving tramite la scelta, perché la scelta aiuta a pensare in maniera diversa, a pensare di trovare nuove soluzioni e quindi è proprio da qui che parte la questione della scelta.

Domanda n. 12

Per quanto riguarda i cani da allerta per diabetici, loro stessi devono proporre un comportamento per segnalare che la glicemia si è abbassata troppo. L’importanza di avere la possibilità di scegliere che cosa fare e che cosa non fare forse può essere alimentata dall’uso di questi esercizi che facevamo ieri? Può aiutarli nella scelta di fare qualcosa oppure no, di scegliere la risposta giusta?

Ascolta la risposta

Tutti i cani che riescono ad identificare la glicemia scelgono il loro modo di avvisare che c’è un problema, lo scelgono da soli, non glielo insegniamo noi. Quando sono addestrati alla loro particolare attività permettiamo loro di segnalare come meglio credono. Quando abbiamo delle difficoltà, come stavamo parlando ieri con Daniela, i cani da assistenza per diabetici hanno un percorso particolare? Come riescono a svegliarsi la notte per dire alla persona che deve svegliarsi perché il livello di zucchero sta calando! Io ritengo che, a meno che non ci sia un allarme per svegliare il cane, il cane non si sveglia con l’odore. Il cane dorme. Ecco perché dobbiamo togliere un po’ di pressione al cane. I cani non sono robot, hanno bisogno di dormire e abbiamo bisogno di aiutarli su questo perché è importantissimo, qualche cane magari lo fa in maniera naturale. Durante la notte la persona adulta deve avere un allarme per la glicemia, un qualcosa che gli permetta di controllarla da solo oppure dei genitori che controllino ogni tanto, se no mettiamo questa pressione al cane per svegliarsi. Noi facciamo così poi magari gli altri la fanno in un altro modo.

Domanda n. 13

Nell’ambito dei cani da assistenza per persone con il diabete sono state scoperte 3 componenti che il cane riconosce. Questi studi sono stati portati avanti in Canada dove viene dedicato molto spazio alla ricerca. In Italia ricerca non ce ne è. Tu oggi sei una portavoce, hai il ruolo di diffondere la conoscenza anche di altri studiosi e scienziati. Quale suggerimento puoi dare all’ Italia che non ha soldi per la ricerca? Cosa possiamo fare per migliorare?

Ascolta la risposta

Fate riferimento all’America, usate l’America, anche se abbiamo un presidente orribile, utilizzate la ricerca americana. Utilizzate le ricerche di Budapest e del Giappone. Utilizzate gli altri paesi. L’ Italia ha fatto qualche ricerca interessante. Ci sono delle università italiane che hanno fatto delle ricerche interessanti soprattutto per quanto riguarda il fiuto, l’olfatto.



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