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Il gatto nella storia e nelle arti

Il nostro viaggio alla scoperta delle numerose rappresentazioni degli animali nella storia e nell’arte prosegue parlando del gatto.

Con le sue movenze regali, il carattere misterioso, la natura curiosa e indipendente, il gatto, ha nei secoli conquistato la simpatia di re e regine, letterati, artisti, attori e politici.

Pur conservando uno spirito libero, questo piccolo felino ha dimostrato di essere un meraviglioso compagno di vita per noi umani, al pari del cane.

Esistono alcuni mici divenuti celebri per essere stati gli animali domestici di personaggi molto importanti nella storia.

L’imperatore romano Ottaviano Augusto nel 10 a. C. pare che omaggiò la sua gatta dedicandole alcune righe delle sue memorie: “Com’è delicata e raffinata la sua bellezza, com’è nobile e indipendente il suo spirito; come straordinaria la sua abilità di combinare libertà con una dipendenza restrittiva”.

Nell’Antico Egitto invece, il piccolo felino veniva addirittura adorato con le sembianze di Bastet, la dea della salute e divinità protettrice della fertilità, della maternità e delle gioie terrene.

Anche nell’antico Oriente troviamo aneddoti sul nostro quadrupedo: si narra che Maometto amasse molto i gatti, in particolar modo una micia chiamata Muezza che aveva sempre al suo fianco. Un giorno la gatta si addormentò sulla veste da preghiera del profeta. Lui, per non disturbarla ma avendo bisogno dell’abito, tagliò il pezzo di stoffa su cui riposava l’animale e solo dopo indossò il resto della veste.

 

Dante usava scrivere con un gatto nero accoccolato sulle sue gambe.

Francesco Petrarca era molto affezionato a una gattina, Dulcina, che lo accompagnò nell’ultimo periodo della sua vita. Di lei parlò a Boccaccio in una delle sue ultime lettere. “Laura, l’amore della mia vita, della cui bellezza non hai mai potuto godere, e che la peste mi ha portato via già da un’eternità ad Avignone, ancora adesso dopo molto tempo dalla sua morte è la regina incontrastata del mio cuore. Eppure un giorno, ormai quasi due estati fa, una gatta è entrata a far parte della mia vita insidiandone il primato”.

Anche tra i reali ci furono gattofili di tutto rispetto.
La regina Vittoria trattava il suo gatto persiano, chiamato White Heather, come fosse un membro della famiglia mentre il re di Francia Luigi XV era molto legato al suo Brilliant, un gatto d’angora turco.

Restando in Francia non si può dimenticare il cardinale Richelieu che morì circondato da ben 14 gatti, cui lasciò un’eredità piuttosto cospicua.

Lo statista inglese Winston Churchill, appassionato di gatti, ogni tanto perdeva le staffe con i suoi amici a quattro zampe.

Gatto e letteratura sono un connubio inossidabile. Molti gli scrittori del passato e contemporanei noti per essere grandi amanti di gatti. Perrault, Dumas, Hemingway, Baudelaire, Eliot, Yeats, Dickens, le sorelle Bronte, Chandler, Neruda, Kerouac, Flaiano, Stephen King, Elsa Morante e Stefano Benni sono solo alcuni tra gli autori più noti ad aver scritto dei loro amati mici.

Il mondo del cinema non è da meno in fatto di gattofili famosi. Michael Caine, Ingrid Bergman, Vivien Leigh, Laurence Olivier e Stanley Kubrick solo per citarne alcuni.
E infine lei, Anna Magnani, da molti definita la regina delle “gattare”.

In pittura Leonardo da Vinci, dedicò anche alcuni studi e disegni al gatto, che definì “un capolavoro” della natura, attratto soprattutto dalle sue forme e dalle sue abitudini quotidiane, contribuendo così riabilitazione del felino nell’arte, poiché nel Medioevo fu pressochè bandito a causa del pregiudizio che lo associava alle streghe e al demonio.

Risale alla metà del ‘700 il primo ritratto individuale di un gatto della storia moderna: mostra un micione in posa, con tanto di cuscino rosso e collare pregiato (Giovanni Reder 1693-1764, Ritratto di Armellino gatto con sonetto).

Nell’Ottocento il gatto diventa ufficialmente nel mondo degli affetti: il sentimentalismo vittoriano lo colloca in scene intime e familiari, gli Impressionisti come Renoir lo ritraggono tra le braccia di fanciulli e dame attraenti (Pierre Auguste Renoir 1841-1919, Ritratto di Julie Manet con gatto) e Manet pone un gattino perfino sul letto della scandalosa Olympia (Édouard Manet 1832-1883, Olympia).

Tra gli artisti del ‘900, citiamo il povero e depresso, Pablo Picasso (1881-1973) che a Parigi trovò consolazione nella compagnia di un gatto, Minou. Lo aveva preso dai marciapiedi, e poi restituito alla strada perché non aveva soldi per dargli da mangiare. Minou andò a caccia per Montmartre e tornò con una salsiccia tra i denti: da condividere con Picasso.

Il gatto divenne una sorta di musa per Picasso: sono almeno 72 le dove appare come soggetto.

Se Picasso vide nei gatti l’energia pura e aggressività dell’istinto, Marc Chagall (1887-1985) diede loro forme antropomorfe esprimendo sentimenti di dolcezza, misticismo, nostalgia, mentre Henri Matisse (1869-1954, Le Chat Aux Poissons Rouges) li trasportò nelle sue tele colorate come insostituibili compagni di vita.

Oltre che famosi in letteratura, nell’arte e nel cinema, con i cartoni animati il gatto diventa personaggio culto soprattutto grazie a Walt Disney. Da Lucifero, il gatto della matrigna di Cenerentola, a Figaro, dal micetto di Pinocchio, Felix the Cat il più vecchio gatto in bianco e nero, a Zorba, protagonista de “La gabbianella e il gatto”, fino al meno simpatico Gambadilegno nemico di Topolino. Infine lo Stregatto, il  gattone tigrato dal colore viola e lilla personaggio simpatico e sornione di Alice nel paese delle meraviglie, film di animazione di W. Disney tratto dal racconto di L. Carroll., e Gli Aristogatti di Disney (1970) con le vicende di Duchessa, gattona bianca, mamma del piccolo micio Matisse, Bizet e Minou, alle prese con i corteggiamenti di Romeo, un semplice e povero gatto di strada.

In sostanza il cane, come il gatto e gli altri animali domestici al pari della natura, sono parte del mondo del vivere umano con cui ci raffrontiamo e confrontiamo. Il rapporto con loro esprime quantità di emozioni e sentimenti che l’arte non ha mai dimenticato perchè essa, in fin dei conti, è la rappresentazione della vita, visibile ed invisibile come gli affetti, le paure ed i sentimenti.

 


Chi ha scritto questo articolo.

Sonia Ciraolo Traduttrice, responsabile di Attività Assistite con gli Animali, Coadiutore del Cane in IAA

 

 

 

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