Side Menu

Seguici sui Social!

Ultime News
 
   

Il cane nella storia e nelle arti

Nell’arte e nella cultura di tutte le civiltà gli animali hanno sempre un posto di rilievo: sono un genere rappresentativo sospeso tra naturalismo, scienza e fantasia, fonti di ispirazione per la bellezza delle loro forme, colori, linee e movimenti.
Le più antiche rappresentazioni di animali risalgono al Paleolitico Superiore. Tra gli esempi più famosi ricordiamo le celebri pitture rupestri delle Grotte di Lascaux, in Franca sud-occidentale, dove sono rappresentate diverse specie di animali.

In questa serie di articoli, ci soffermeremo soprattutto sulle 5 specie che in Italia sono coinvolte negli interventi assistiti con gli animali (Pet Therapy), quindi i nostri più vicini amici e compagni di lavoro.

Partiamo dal CANE, la cui immagine è una delle più rappresentate in ogni forma d’arte fin dall’antichità!

Eccolo apparire in forma di graffito sulle caverne degli uomini di Neanderthal durante alcune scene di caccia o assumere in epoca egizia addirittura sembianze divine in forma del dio Anubi, guardiano fedele delle tombe e protettore dei defunti, nonché divinità propizia per i vivi.

Nell’antica Roma, appare negli affreschi come protettore delle domus, servo fedele del proprio padrone.
Nella città di Pompei, in una delle case rimaste in piedi è possibile vedere un mosaico all’ingresso in cui si dice “cave canem“, l’equivalente latino di “attenti al cane”.

Il forte valore simbolico che ruota intorno alla figura dell’animale comincia dal Rinascimento quando si era soliti accostare al protagonista ritratto un animale che ne avvalorasse le proprie virtù, ad esempio ritrarre qualcuno accanto ad un cane significava esaltarne la fedeltà e la lealtà.
Nei ritratti del ‘500 e ‘600 le dame erano accompagnate dai loro fedeli amici, i gentiluomini di campagna e regnanti quasi non si potevano far ritrarre senza il loro fidato amico di casa.

Domenico Fiasella (1589-1669), Ritratto di ragazzino con cane

Lorenzo Lippi (1606-1664), Ritratto di gentiluomo con labrador

Tra ‘800 e ‘900 nascono diverse correnti artistiche, e il ruolo del cane si rafforza sia come fedele amico dell’uomo sia come amico intimo, quasi come si facesse carico dell’interiorità condivisa col suo padrone: dalla gioia alla malinconia.
Il dipinto di Federico Zandomeneghi (1841-1917), famoso pittore impressionista italiano, L’amico fedele, è di grande dolcezza. Rappresenta un momento familiare e intimo tra un cane e la sua padrona: un momento di coccole.

Federico Zandomeneghi (1841-1917), L’amico fedele

Giacomo Balla (1871-1958), Dinamismo di un cane al guinzaglio

Il cane lo troviamo anche raffigurato da Giacomo Balla (1871-1958), uno dei fondatori del Movimento Futurista e uno dei suoi più importanti teorici.
Nel quadro Dinamismo di un cane al guinzaglio il pittore illustra gli studi sul concetto di movimento, con una prospettiva modernissima, di matrice fotografica, attraverso l’inquadratura del particolare della scena.
A parte l’estetica “dinamica” unica del futurismo, la cosa che rende questa immagine così straordinaria è l’inquadratura. Il cane è al centro dell’attenzione, come si può vedere, e la sua proprietaria è sullo sfondo. Possiamo solo vedere i suoi piedi e il suo vestito, che ricordano banalmente la pelliccia e le gambe del cane.

Nel XX secolo sono molti gli artisti ad essere stati ispirati dai loro cani. Alcuni di questi sono entrati a pieno titolo nella storia dell’arte.
Ci sono gli splendidi bassotti, Stanley e Boodgie, di David Hockney (1937), dipinti centinaia di volte, in una varietà di pose e situazioni diverse, tanto da meritarsi un libro dedicato loro dal proprietario, “Dog Days”.

E poi ci sono Pinky, la piccola levriera ritratta da Lucian Freud che dorme teneramente accanto a Marjan in Doppio ritratto.

Archie, il bassotto che Andy Warhol portava con sé a feste, spettacoli, mostre e che durante le conferenze stampa voleva rispondesse lui alle domande: “Chiedete ad Archie”.

E poi Xolotl di Frida Kahlo, la piccola Tama ritratta da Édouard Manet, il cocker spaniel di Courbet, Pablo Picasso e il suo bassotto Lump.


Ma non c’è solo la pittura: anche cinema e letteratura si sono occupati molto del migliore amico dell’uomo.

Già all’epoca del cinema muto, nel 1903, il cane Blair, collie di Cecil Hepworth, produttore e regista britannico entra sul grande schermo e diventa protagonista nel film Alice in wonderland girato proprio dal suo proprietario.

Il più famoso cane attore è però Rin Tin Tin, pastore tedesco preso in Lorena da un soldato americano durante la prima guerra mondiale (il nome Rin Tin Tin richiama le marionette che i bambini francesi regalavano ai soldati). Rin Tin Tin divenne così famoso da salvare la Warner Bros dal fallimento e diede il via a una serie di coinvolgimenti di altri circa 50 cani nel mondo del cinema. Altro cane famoso è il collie Lassie (nome originale Pal) che ottenne persino una stella sulla walk of fame a Hollywood.

Il cinema moderno è pieno di protagonisti a 4 zampe che si sono fatti notare e che, come conseguenza della loro fama, hanno avviato le mode di acquisto della razza a cui appartengono: parliamo di Hachiko e di Marley in particolar modo ma anche di tutti e 101 i cuccioli di dalmata del famoso cartone della Disney.


E che dire invece della letteratura: già in letteratura greca con il cane Argo nell’Odissea di Omero passando per i classici come Il mago di Oz di L. Frank Baum (il famoso Toto) e David Copperfield di Charles Dickens fino ad arrivare a titoli più moderni come Zanna Gialla di Fred Gipsin e Il richiamo della foresta di Jack London, i cani hanno ricoperto ruoli sempre importanti e di primo piano nella letteratura mondiale.


Chi ha scritto questo articolo.

Sonia Ciraolo Traduttrice, responsabile di Attività Assistite con gli Animali, Coadiutore del Cane in IAA

 

 

 

 

 

0 Commenti

Sorry, the comment form is closed at this time.